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Venerdì, 15 Aprile 2016 10:26

Il concetto di generatività tra crisi della famiglia e crisi della società

Rapidi mutamenti stanno investendo tutti gli aspetti della vita sociale, anche i più radicati1. Che la famiglia sia in crisi è sotto gli occhi di tutti: pur rimanendo l’elemento cardine dell’organizzazione sociale, nell’ultimo ventennio essa è divenuta sempre più vulnerabile ed è oggi, per utilizzare un’efficace definizione dello psichiatra Eugenio Borgna, “un microcosmo di relazioni fragili”2.

Ma la sua crisi si accompagna a un disagio generale della socialità e delle numerose strutture comunitarie sinora conosciute: e non si tratta di un malessere passeggero, ma di profonde modificazioni che denunciano, come da più parti si segnala, un crescente processo di individualizzazione della società3 ovvero un generale slittamento verso l’individualismo di massa4 e legami cosiddetti “liquidi”5.

Infatti, se tra le “vittime” eccellenti della modernità la prima e la più significativa è la famiglia intesa nella sua accezione più comune, si può sostenere che tutti gli altri attori sociali e le altre agenzie educative non godono di buona salute. “La cultura del narcisismo”6 esplode e implode nelle sue contraddizioni; cavalca i miti dell’autonomia e dell’autorealizzazione7, ma la crisi economica e di valori che attraversa il nostro tempo sta facendo piazza pulita delle illusioni relative a una crescita illimitata: il tempo delle “passioni tristi”8 pare reclamare nuove forme e differenti modelli di crescita e di relazione. Quali? Per esempio, il concetto di generatività: ideato dallo psicologo Erik H. Erikson9, e mutuato in ambito sociologico da Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, esso pare andare in questa direzione. Troppo complesso delinearlo qui e seguirne le implicazioni. Basti dire che questi ultimi lo utilizzano per indicare delle azioni trasformative che rendono gli individui capaci di gestire una libertà che non è mero consumo individuale e individualistico ma “impresa relazionale”. E tutto ciò, in un tempo di profonda crisi come quella attuale, è di estrema importanza, poiché quello del generare non è solo un atto biologico, ma assume, secondo Giaccardi e Magatti, una valenza simbolica, antropologica e politica. E qui torniamo al punto da cui siamo partiti: sostenere il nucleo familiare significa imprimere nuova energia ai legami di comunità, ricomponendo quel tessuto sociale che tutti lamentano sempre più sottile e frammentario. Proprio dalla famiglia, matrice in cui prendono forma tutte le relazioni dotate di senso, si può innescare quella generatività capace di creare nuove reti di vicinanza e relazioni intenzionali a beneficio di tutti gli attori della vita sociale.

Raffaella Turano

Counselor

  1. ISTAT, Rapporto annuale 2012, Cap. 2 (Venti anni di economia e società: l’Italia tra la crisi del 1992 e le attuali difficoltà) in http://www.istat.it/it/files/2012/05/Capitolo_2.pdf, p. 68.
  2. Eugenio Borgna, La fragilità che è in noi, Torino 2014, passim.
  3. Richard Sennett, Il declino dell’uomo pubblico. La società intimista, Milano 1982, pp. 173 e ss.
  4. Anna Oliverio Ferraris, Una famiglia sempre meno socializzante?, in Pedagogika, XVII_1, pp. 60-63.
  5. Zygmunt Bauman, La società individualizzata, Bologna 2002, passim e Modernità liquida, Bari-Roma 2002, passim.
  6. Christopher Lasch, La cultura del narcisismo. L'individuo in fuga dal sociale in un'età di disillusioni collettive, Milano 1981, passim.
  7. Chiara Giaccardi-Mauro Magatti, Generativi di tutto il mondo, unitevi! Manifesto per la società dei liberi, Milano 2014, passim.
  8. Miguel Benasayag-Gérard Schmit, L'epoca delle passioni tristi, Milano 2004, passim.
  9. Erik H. Erikson, Infanzia e società, Roma 1995, p. 249.

 

 

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