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Venerdì, 08 Settembre 2017 10:59

Complessità e con-fusione della condizione adolescenziale

 

ALCUNE RIFLESSIONI

L’adolescenza è il tempo della metamorfosi. Comincia con la pubertà, un fenomeno biologico che modifica il corpo e stravolge la personalità bambina e il mondo relazionale su cui si erano fondati sino ad allora le sicurezze e i riferimenti.  Vittorino Andreoli, Capire il dolore, Bur, Milano, 2013, p. 130. 

 

La giornata del sei maggio scorso si pone come un punto di riferimento imprescindibile nella storia recente delle attività formative e culturali dell’ASPIC Cosenza. Le tavole rotonde (“I compiti evolutivi e i nativi digitali” / “Il ruolo della comunità educante”  / “Ascoltare l’adolescente”) che hanno impegnato fruttuosamente l’intera giornata hanno aperto orizzonti di riflessioni sconfinati e  sollevato delicate e complesse problematiche la cui risoluzione comporta necessariamente una mobilitazione inter-disciplinare: psicologia, pedagogia, filosofia sono, infatti, solo alcune delle scienze in grado di accorrere nella difficile situazione esistenziale adolescenziale per fornire aiuti concreti «a partire da ipotesi e quadri concettuali ampi».

Il riferimento a «quadri concettuali più ampi» per comprendere la condizione adolescenziale, fatto dalla prima delle illustri relatrici della sessione mattutina, la dott. ssa Anna Salvo, ha avuto il merito di attirare l’attenzione dell’uditorio su un fenomeno di più ampio respiro e ben altra portata, che interessa lo stesso Occidente a tutti i suoi livelli, e che il dottor Domenico Mastroscusa ha opportunamente individuato nel «nichilismo sorridente».  

«I nostri figli», ha continuato la dott.ssa Salvo, «non sono, per usare l’espressione di Leibniz, delle monadi. Gli adolescenti hanno respirato una ‘certa aria’, sono cresciuti in un certo clima valoriale, ne hanno interiorizzato i principi. Agli adolescenti non è caduto dal cielo un Totem, ma siamo stati noi ad avergli consegnato una staffetta».

Parole incisive e pregne di significati e di responsabilità quelle della Salvo, che ridimensionano la condizione giovanile non di certo sotto il profilo della sua gravità, che anzi resta pesante e ci pone di fronte una serie di importanti interrogativi pedagogici ed esistenziali, ma soprattutto sotto il profilo del ruolo che essa gioca all’interno della più generale situazione occidentale: la condizione giovanile, in questo senso, si pone drammaticamente come l’effetto di un collasso di valori, già annunciato da Nietzsche più di un secolo fa.

Ma il nichilismo del quale si è parlato il sei maggio durante i lavori dell’ASPIC, che è lo sfondo metafisico entro il quale la condizione giovanile va inquadrata per essere compresa ed aiutata efficacemente, si presenta ai giovani con la maschera del sorriso: il collasso della dimensione orientativa ed esistenziale del futuro (Galimberti) colmata da illusorie promesse che frustrano lo spirito quando non sono mantenute, l’assenza di senso colmata da fugaci piaceri che, come già insegnò Socrate, rendono l’anima umana come un «orcio forato» dentro al quale scivola tutto e non si arresta niente sono solo alcuni degli aspetti problematici di una società che è ormai anestetizzata e disorientata, e soprattutto ingannata. 

Ma dietro la maschera del sorriso e dell’attrattiva, della «bellezza standardizzata» della quale ha parlato Tiziana Iaquinta, una delle relatrici della sessione mattutina, dietro i fumogeni psichici dell’edonismo sfrena
to (l’espressione è di Massimo Recalcati) e della pubblicità si nasconde il disorientamento esistenziale, il vuoto assoluto di senso, il terreno fertile del disagio interiore e della (psico)patologia dell’anima. «Vuoti interiori facilmente colmabili da beni inutili», è questa l’emblematica definizione di Domenico Mastroscusa del «nichilismo sorridente».

Se è vero, come ha scritto Vittorino Andreoli, che l’adolescenza è quel momento della vita umana caratterizzata dal sentimento ango
sciante del trapasso e della transizione
, «in cui convivono il dramma di ciò che si lascia e il dubbio di ciò che si troverà», e se è vero che il nichilismo è lo sfondo in cui questo dramma dell’anima in divenire si consuma (e ciò preclude la possibilità di una soluzione universale a partire da valori illuminanti e direttivi assoluti), allora la soluzione non può che giungere «dal basso», dall’ascolto e dal dialogo individuale con i singoli adolescenti che si fanno portatori di una sofferenza unica ed irripetibile per curare la quale non servono protocolli asettici e generali da adattare indiscriminatamente a tutti i casi (soluzione “top down”), ma occasioni dialogiche di crescita e supporto empatico a partire dai singoli casi (soluzione “bottom up”): è stato questo il messaggio che Sabrina Licursi ha inteso presentare nella sua interessantissima relazione.

Ascoltare l’adolescente”, quindi, vuol dire - fenomenologicamente - porsi dalla prospettiva di chi attraversa il mare tempestoso dell’«età di transizione», di chi non dispone della strumentazione cognitiva adatta per orientarsi nel mondo e intenderne le occultate e complesse dinamiche (ricordiamo, ad esempio, che la maturazione di alcune fondamentali aree cerebrali, come i lobi frontali, si completa nell’uomo dopo i venti anni di età circa), di chi ancora vive senza un adeguato e ben definito progetto esistenziale.

Si capisce bene, quindi, il perché l’educazione non può esaurirsi in una mera trasmissione di informazioni, ma deve essere inquadrata in un percorso di realizzazione umana, oltre che culturale e scientifica, unitamente ad un lavoro di scoperta e gestione di quel multiforme universo emozionale che l’adolescente vive sempre in modo così turbolento e disordinato.

Nel deserto sconcertante del nichilismo occidentale, i giovani, prime vittime del collasso dei valori, sono quindi allo stesso tempo la grande speranza di rinnovamento e rivitalizzazione esistenziale, in vista di una ricostruzione del mondo-della-vita e degli affetti su solide basi autenticamente umane.  

 

Dr. Francesco L. Gallo

 

 

 

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