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Lunedì, 06 Giugno 2016 07:09

Approccio alla follia dall'antichità all'epoca moderna

DISCRIMINE TRA LA DIVERSITA' COME SILENZIO E UN SILENZIO DA RIEMPIRE DI PAROLE

 La follia è una delle cose più sacre che esistono sulla terra. E' un percorso di dolore purificatore una sofferenza come quintessenza della logica. La follia deve esistere per se stessa perchè i folli vogliono che esista. Noi la chiamiamo follia, altri la definiscono malattia. ALDA MERINI da "La Pazza della porta accanto"

  

Se per secoli la follia è stata esclusa dal consorzio umano dei cosiddetti "normali", oggi, ancora, si nasconde timorosa e pudica in mille anfratti, scorre sotto pelle in tanti comportamenti, si frantuma in innumerevoli pezzi che contaminano idee, sentimenti, emozioni.

   La follia, per nostra fortuna, continua a dare, spesso a nostra insaputa, colore, sapore, senso al nostro operato quotidiano, per lo più vissuto senza senso.

   Follia è la scoperta del nuovo, la capacità di continuare a meravigliarci, la voglia di progettare un futuro; follia è riempire sguardi vuoti e popolare solitudini disperate; follia è scoperta della diversità, della nostra. La follia è primariamente ricerca delle illusioni della felicità e dell'autenticità; follia è ascolto dell'altro; follia è passeggiare lentamente in solitudine lasciandosi invadere dagli assoli e dalle sinfonie della natura, mentre intorno tutto corre e grida; follia è trovare il proprio sorriso nella sofferenza e nel dolore; follia è guardarsi la mattina nello specchio, riconoscersi e ricominciare; follia è dialogare senza isterismi con nostra sorella morte; follia è pensare criticamente e accettare la follia che è in noi.

   La follia è tutto ciò che non è noia, monotonia, ripetitività, nomenclatura, sfruttamento, ignoranza, obbedienza cieca, piatto conformismo.

   Eppure, insieme alla morte, la follia continua ad essere un tabù. Non va pronunciata, né indicata, né riconosciuta.

   Ma a quanto risale questo stato di cose?

Possiamo risalire alle interpretazioni magico-religiose della follia presso i popoli primitivi, soffermarci sull'approccio filosofico e medico alla malattia mentale nella Grecia antica e a Roma per giungere alla nascita della psichiatria come branca della medicina, in un excursus storico che si dipana nel corso di secoli.  

Un tema dibattuto da più voci e da opposte prospettive ha riguardato il rapporto Genio – Follia … In proposito, lo psichiatra K.Jaspers  aveva avvertito che non vi sono dubbi che "esiste una qualche occulta correlazione fra la malattia e le profonde possibilità umane, fra l'esser pazzi e l'esser saggi".  

   Foucault pone come discrimine la figura di Descartes, giacché "nel XVII sec. ha inizio la pratica dell'internamento, che risponde sia ad esigenze caritative che repressive. L'internamento è una creazione istituzionale caratteristica del XVII sec. La follia è così strappata a quella libertà immaginaria della Renaissance …..: ed era il Re Lear, era il Don Chisciotte.  Ma in mezzo secolo si è trovata reclusa nella fortezza dell'internamento, legata alla ragione, alle regole della morale e alle loro monotone notti." (M.Foucault - Storia della follia ……)   

   J.Derrida, in "Essere giusti con Freud ", pur con tutte le critiche possibili da muovere al medico viennese, sottolinea che "egli per primo ha riaperto la possibilità, per la ragione e l’irrazionalità, di comunicare, nel pericolo di un linguaggio comune sempre sul punto di rompersi e di sciogliersi nell'inaccessibile". Ecco che Freud viene considerato tra coloro (come Nietzche) che hanno restituito un linguaggio alla follia …"un silenzio da riempire di parole"…..

   Nel nostro tempo il “manicomio invisibile” denunciato da Foucault trova un altro nome: l'esclusione del diverso. La medicalizzazione della follia sembra averla neutralizzata, ma la nostra follia non è scomparsa, anzi si rafforza proprio in questo processo di soppressione e delega. La paura del diverso, dell’Altro si conferma ed è il volto più appariscente della nostra follia.

E chi è l'Altro?  Per Rovatti "l'altro è il perturbante che sconnette ogni riflessione che presuma di bastare a se stessa, che mette un bastone di traverso sul sentiero della volontà di potenza individuale. Ma l'altro è anche la sola via d'uscita, ciò che salva dalla follia narcisistica dell'io e dal delirio di onnipotenza del sapere".

E inoltre: " i progressi della medicina potranno far scomparire completamente la malattia mentale, come già la lebbra e la tubercolosi; ma so che una cosa sopravviverebbe, e, cioè, il rapporto tra l'uomo e i suoi fantasmi, il suo impossibile, il suo dolore senza corpo, la sua carcassa durante la notte; che, una volta messo fuori circuito ciò che è patologico, l'oscura appartenenza dell'uomo alla follia sarà la memoria senza età di un male cancellato nella sua forma di malattia, ma irriducibile come dolore". (M. Foucault - La follia, l'assenza di opera)

   Ecco, ritengo, in accordo con Foucault, che come la follia nel periodo di internamento e del silenzio ha continuato a parlare attraverso gli artisti, oggi  continua a parlare attraverso i "diversi", nell'altro.  

 

Dr.ssa Amalia Dodaro Psicologa – Psicoterapeuta

 

BIBLIOGRAFIA

  • Binswanger , Sogno ed esistenza
  • Deleuze , Critica e clinica
  • Derrida, Cogito e storia della follia
  • Derrida, Essere giusti con Freud. La storia della follia nell'età della psicoanalisi
  • F. Ellenberger, La scoperta dell'inconscio
  • Foucault , Storia della follia nell'età classica
  • Foucault, Malattia mentale e psicologia
  • Foucault, Sorvegliare e punire
  • Galimberti, Paesaggi dell'anima
  • Jaspers, Genio e follia
  • Jervis, Manuale critico di psichiatria
  • Merini, La pazza della porta accanto
  • Pigeaud, La follia nell'antichità classica
  • Ricci, Sindoni, Arte e alienazione
  • A. Rovatti, La follia in poche parole
  • Roscioni, Il governo della follia

 

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